mercoledì 18 dicembre 2019

Spiava la moglie con una telecamera in camera da letto, condannato.

Un 45enne di San Pietro di Feletto è stato condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione e 11mila euro di risarcimento per interferenza illecita nella vita privata altrui“

Condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione e 11 mila euro di risarcimento per interferenza illecita nella vita privata altrui. E’ finito così il processo a L.G., 45enne di San Pietro di Feletto, accusato di aver spiato la moglie, da cui si stava separando, per rivelare i presunti tradimenti della donna. Per far scoprire le scappatelle l’uomo avrebbe installato rilevatore gps nell’auto e telecamere disseminate in quasi tutte le stanze della casa, compresa la camera da letto.

La vicenda risale al 2013 quando la coppia salta per aria e i due stanno per separarsi ma lui non lo vuole accettare soprattutto perché era convinto che all’origine dei problemi della coppia ci fosse un altro uomo. Assolda allora un investigatore privato, ex carabiniere di Motta di Livenza, incaricandolo di controllare i movimenti della moglie e scoprire se in effetti avesse una nuova fiamma. Ma la donna scopre quasi casualmente il gps nell’auto e fa denuncia. Le indagini dei carabinieri portano ad individuare prima l’investigatore e poi il 45enne, che viene indagato per interferenza illecita nella vita privata altrui.  Quando poi la polizia giudiziaria in forza alla Procura è andata a casa coniugale (in cui era rimasta a vivere solo la moglie) per un sopralluogo ha scoperto alcune microtelecamere nascoste in cucina, in camera da letto, nel corridoio, nel soggiorno e all’esterno. Vere e proprie  foto-trappole. Tutto era collegato alla rete internet attraverso un router che avrebbe permesso al 45enne di verificare chi passava del tempo con la signora semplicemente stando davanti al computer. La donna, inconsapevolmente, aveva scoperto uno dei collegamenti nella stanza da letto strappando i fili perché sentiva un fastidioso ronzio.“

Articolo completo: http://www.trevisotoday.it/cronaca/marito-spia-moglie-processo-25-giugno-2019.html

venerdì 13 dicembre 2019

Microspie nascoste nelle prese elettriche di casa per spiare l'ex compagna, nei guai l'amante


Spiata nella sua abitazione, violentata, minacciata, percossa e ingiuriata davanti al figlio. È la vicenda denunciata da una donna che ha portato davanti al giudice per l’udienza preliminare l’ex compagno.

Secondo la Procura perugina l’uomo “mediante abituali condotte di violenza fisica e psicologica, per futili motivi, anche alla presenza del figlio minore …, consistite in ingiurie, minacce, percosse, condotte denigratorie della sua persona, maltrattava la compagna convivente … e la costringeva ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, con ciò instaurando un clima di sofferenza e di paura che rendeva intollerabile la prosecuzione della convivenza familiare”.

Per la Procura perugina l’uomo, difeso dall’avvocato Saschia Soli, “manifestando una gelosia ossessiva e possessiva, pretendeva di controllare continuamente il telefono e il pc e i movimenti sia sul luogo di lavoro, sia in ambito extralavorativo, in modo talmente opprimente da indurla a limitare le sue relazioni sociali e a lasciare il lavoro ed abitualmente l’accusava di avere relazioni con altri uomini (fra cui suoi amici e colleghi) specie in caso di rifiuto delle sue avances”.

Nel corso dei continui litigi l’uomo avrebbe “denigrato e colpevolizzato” la ex compagna, “recriminando sul fatto di essere solo lui a provvedere economicamente” e di essere una “pessima madre” e per nulla brava come donna di casa. Gli insulti sarebbero stati continui, tipo “drogata di m…”, “come mamma fai schifo”. In più occasioni l’uomo avrebbe distrutto mobili e suppellettili, minacciando la donna di portarle via il figlio. Salvo poi chiedere scusa.

Passava un giorno e i comportamenti violenti sarebbero ricominciati, fino a “colpirla ripetutamente prendendola anche per il collo fino a farle perdere i sensi, per poi l’indomani chiederle scusa”. In un’altra occasione, con “il pretesto di essere stato spintonato inciampando su una valigia” le rompeva il setto nasale con una testata al volto.

Le percosse sarebbero avvenute anche di fronte alla madre di lui o mentre la donna teneva il figlio in braccio. Un’altra volta la sbatteva sul letto e per terra, trascinandola per i capelli mentre la donna cercava di liberarsi e raggiungere l’abitazione della vicina di casa.

Durante un viaggio di lavoro della donna, le aveva imposto di fare una videochiamata ogni sera “al dichiarato scopo di controllarne i movimenti e le frequentazioni, facendo le solite insinuazioni di tradimenti”. L’ossessione del controllo della donna lo portava controllare “messaggi e comunicazioni telefoniche riservate” sostenendo di “aver a tal fine installato un programma informatico” nel telefono della compagna, procurandole uno stato di ansia e ostacolandone l’assunzione a tempo pieno nell’azienda in cui lavorava.

Allo stremo per la situazione la donna cercava di opporsi alle richieste di intimità dell’uomo, ma doveva cedere sotto la minaccia dell’abbandono economico o della possibilità di vedere il figlio. Una sera doveva subire un rapporto sessuale iniziato mentre lei stava dormendo.

Alla fine la donna interrompeva la relazione, ma l’uomo “intensificava ancora di più le attività di controllo dei movimenti e delle frequentazioni della ex compagna, mediante reiterati di molestia, fra cui richieste di informazioni sulla sua vita privata ai propri figli e ai vicini di casa, pedinamenti, appostamenti” persino sul pianerottolo. La donna avrebbe vissuto in uno stato di ansia perenne, tanto da farsi riaccompagnare dai colleghi di lavoro o chiedendo ai genitori di trasferirsi a vivere con lei. Oltre a richiedere più volte l’intervento delle forze dell’ordine.

Per controllare la vita della donna, dopo la fine della relazione, l’uomo si sarebbe introdotto nell’abitazione della ex per collocarvi “cinque apparecchi ricetrasmittenti idonei alla registrazione audio, dotati di batteria e sim” risultate intestate all’imputato “occultati all’interno di prese elettriche in diversi ambienti della casa, fra cui soggiorno, bagno e camere da letto”. Gli apparecchi trasmettevano tutte le informazioni sulla vita privata delle donna al cellulare dell’ex.“


Valentina Scarponi e Umberto Maiorca
https://www.perugiatoday.it
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