mercoledì 17 luglio 2019

Usate Faceapp? I vostri dati personali sono seriamente a rischio.. e non solo!

Dietro la popolare app che invecchia il viso c’è una società russa, con server negli Usa e poche informazioni su come userà i dati. La privacy non rispetta il Gdpr

Dove vanno a finire le foto? Sapete con chi state condividendo le vostre informazioni personali? <Spiati.it>

Quando elaborate un selfie con Faceapp, questo passa dai server dell’azienda, la russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo

Wireless Lab OOO raccoglie molti dati. Non accede solo alle foto dell’utente che ha scaricato la app, ma anche ai file multimediali di Whatsapp, precisano da Altroconsumo, con il potenziale rischio di salvare foto e informazioni anche di persone che non hanno la app.

Poi raccoglie dati sulle pagine web visitate, inserisce web beacon(piccole immagini in genere di 1 pixel per 1, per monitorare il comportamento di una persona che naviga sul web), file di log, dati sul dispositivo da cui si collega. “A un certo si parla anche di dati di localizzazione”, spiegano da Altroconsumo. E non c’è modo di rifiutare questi trattamenti, perché quando si scarica la app o si accede, non viene richiesto il consenso. Il sì è dato per scontato.

Faceapp condivide poi tutte le informazioni con quelli che definisce “affiliati” e “fornitori del servizio”, quindi altre aziende del gruppo russo o terze parti, per “sviluppare nuovi prodotti e funzioni”, “monitorare le metriche”, “fornire contenuti personalizzati”. Ma non è dato sapere chi siano questi soggetti, con cui l’azienda scambia dati. O a cui potrebbe venderli o trasferirli, se fallisse o chiudesse. “Questi affiliati rispetteranno le scelte che fai su chi può vedere le tue foto”, scrive Faceapp. Peccato che non sia mai stato chiesto da nessuna parte.

Poiché vi è con tutta probabilità anche un trattamento di dati biometrici, occorrerebbe il consenso libero, specifico e esplicito – osserva Gallus -. In altre parole, mi devono essere esposte in maniera chiara e puntuale le finalità del trattamento, e io devo acconsentire in maniera esplicita. Ho provato a installare la app, e non solo non chiede alcun consenso, ma non sottopone, all’installazione, alcuna privacy policy. L’unico “consenso” che chiede, una volta installata, è quello tecnico, per accedere alle immagini e alla fotocamera. Ma questo non è affatto un consenso esplicito, meno che mai idoneo per gli (eventuali) trattamenti di dati biometrici”.

Articolo completo di Wired.it

giovedì 11 luglio 2019

Telecamera in camera da letto per spiare la moglie, condannnato

11mila euro di risarcimento – una bonifica da microspie può anche essere redditizia ;) <Spiati.it>

Un 45enne di San Pietro di Feletto è stato condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione e 11mila euro di risarcimento per interferenza illecita nella vita privata altrui“


Condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione e 11 mila euro di risarcimento per interferenza illecita nella vita privata altrui. E’ finito così il processo a L.G., 45enne di San Pietro di Feletto, accusato di aver spiato la moglie, da cui si stava separando, per rivelare i presunti tradimenti della donna. Per far scoprire le scappatelle l’uomo avrebbe installato rilevatore gps nell’auto e telecamere disseminate in quasi tutte le stanze della casa, compresa la camera da letto.


La vicenda risale al 2013 quando la coppia salta per aria e i due stanno per separarsi ma lui non lo vuole accettare soprattutto perché era convinto che all’origine dei problemi della coppia ci fosse un altro uomo. Assolda allora un investigatore privato, ex carabiniere di Motta di Livenza, incaricandolo di controllare i movimenti della moglie e scoprire se in effetti avesse una nuova fiamma. Ma la donna scopre quasi casualmente il gps nell’auto e fa denuncia. Le indagini dei carabinieri portano ad individuare prima l’investigatore e poi il 45enne, che viene indagato per interferenza illecita nella vita privata altrui.  Quando poi la polizia giudiziaria in forza alla Procura è andata a casa coniugale (in cui era rimasta a vivere solo la moglie) per un sopralluogo ha scoperto alcune microtelecamere nascoste in cucina, in camera da letto, nel corridoio, nel soggiorno e all’esterno. Vere e proprie  foto-trappole. Tutto era collegato alla rete internet attraverso un router che avrebbe permesso al 45enne di verificare chi passava del tempo con la signora semplicemente stando davanti al computer. La donna, inconsapevolmente, aveva scoperto uno dei collegamenti nella stanza da letto strappando i fili perché sentiva un fastidioso ronzio.“

trevisotoday.it

http://www.trevisotoday.it/cronaca/marito-spia-moglie-processo-25-giugno-2019.html

lunedì 8 luglio 2019

Lotti usava lo “strumentino” anti intercettazioni“

Vittima illustre dello “strumentino” magico :) e del “fai da te” :D 
<Spiati.it>


Bufera giustizia: Lotti usava lo “strumentino” anti intercettazioni

Quando prenoto mando i ragazzi sopra e fanno la verifica intorno alla saletta, sempre” e “con uno strumentino“. Lo dice Luca Lotti  in una delle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Perugia che sta provocando una vera bufera giudiziaria. A pubblicare Il Fatto Quotidiano L’ex Ministro parla delle bonifiche dei locali che frequenta. Curiosità: lo stesso Lotti anche nell’inchiesta Consip è accusato da Marroni di aver avvisato sulla presenza delle cimici.

Sempre nelle intercettazioni pubblicate da Il Fatto, il pm di Roma Luca Palamara e l’ex sottosegretario Luca Lotti avevano pensato di avvicinare il Quirinale per tentare di orientare la scelta del nuovo procuratore della Capitale, ma senza ottenere risultati.

I due, secondo quanto captato dal trojan installato sul telefono cellulare di Palamara, puntavano a contattare Francesco Garofani, consigliere per le questioni istituzionali di Sergio Mattarella. Nel corso del dialogo intercettato, a cui era presente anche il parlamentare del Pd, Cosimo Ferri, Palamara afferma: “Portate Viola? (Marcello, procuratore generale a Firenze e tra i candidati alla Procura di Roma, ndr) Fate una cazzata perché Viola è perdente. State a 13 quindi o vi schierate pure voi, e date l’immagine o perdete”.

Interviene Lotti: “Lo posso direi io?”. E Palamara: “No, ci serve uno più forte. Lo dovrebbe fare Ermini (David, attuale vicepresidente del Csm, ndr) tramite Mattarella, cioè non esporre Mattarella ma Ermini, ma Ermini non lo fa.

Ancora Lotti: “Solo Francesco (Garofani ndr) c’ha accesso nella stanza di Sergio”. Palamara esprime giudizi negativi sull’ex procuratore di Roma, Pignatone (”aveva l’idea di stabilire lui le successioni…manco Giulio Cesare“) ed Ermini. “Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato Ermini…ma ero consapevole che sbagliavamo, ma in quel momento il Pd non c’aveva nessuno”.“

firenzetoday.it
https://www.firenzetoday.it/politica/lotti-giustizia-intercettazioni-cimici-strumentino.html

giovedì 4 luglio 2019

Applicazioni spia installate negli smartphone dei turisti in Cina


Le guardie di frontiera cinesi non solo controllano la corrispondenza sui cellulari dei turisti, ma installano anche applicazioni per tracciare i loro movimenti e messaggi. Lo si afferma in un'inchiesta congiunta dei giornali Guardian, New York Times e Süddeutsche Zeitung.
Negli smartphone dei turisti viene installata l'applicazione Fēng cǎi, traducibile come "api che raccolgono il miele". Consente ai servizi segreti e alla polizia cinese di ottenere l'accesso remoto alle e-mail, ai contatti e alle informazioni memorizzate sul cellulare, come le foto.

L'installazione dell'applicazione avviene quando il turista, su richiesta della guardia di frontiera, dichiara la password per accedere al proprio dispositivo. Successivamente il telefonino viene portato in una stanza separata, apparentemente per dei controlli.

L'inchiesta evidenzia che Fēng cǎi è stato rilevato solo sugli smartphone con il sistema operativo Android. Gli esperti di sicurezza informatica con cui hanno parlato i giornalisti sostengono che anche gli smartphone col sistema operativo iOS vengono portati in una stanza separata, dove possono essere collegati a dispositivi speciali e scannerizzati.

 In precedenza il Consolato Generale della Federazione Russa a Guangzhou aveva avvisato che erano stati rafforzati i controlli al confine per entrare in Cina. Ora le guardie di frontiera hanno il diritto di controllare a propria discrezione i contenuti degli smartphone dei turisti e la cronologia delle chat (esempio WhatsApp). Ufficialmente viene giustificato con il fatto che le autorità cinesi vogliono accertare la veridicità degli obiettivi dichiarati all'arrivo..

Sputnik Italia

https://sptnkne.ws/tQ6H

martedì 2 luglio 2019

Microspie negli uffici e in auto: giallo alla Fiera di Bergamo, scatta l’esposto


Il presidente Rodeschini scrive ai soci: fatti gravissimi. E convoca un Cda d’urgenza per mercoledì


Un inedito assoluto, condito di mistero, per una società a partecipazione pubblica di Bergamo città: otto microspie, audio e video, sono state trovate in almeno due uffici dell’Ente Fiera in via Lunga. Un’altra, la nona, è stata invece scoperta all’interno della vettura del direttore generale Stefano Cristini. Un giallo vero e proprio, una spy story che difficilmente può far pensare a uno scherzo, anche perché, secondo le indiscrezioni, l’apparecchiatura scoperta sembra altamente professionale.
A spiegare i fatti è stato il presidente Ivan Rodeschini, in una lettera trasmessa per posta elettronica a tutti i soci e consiglieri dell’Ente Fiera Promoberg: tra loro anche il sindaco Giorgio Gori, che siede nel Cda. «Cari consiglieri, cari soci, sono molto dispiaciuto di dovervi informare su alcuni gravissimi fatti accaduti negli ultimi giorni. Durante un controllo effettuato giovedì 30 e venerdì 31 maggio sono state scoperte rispettivamente n. 3 microspie wi-fi e n. 5 microspie wi-fi all’interno dei locali del nostro Ente Fiera Promoberg, ed in più una microspia rinvenuta a bordo della vettura in uso al geometra Cristini. Lo scrivente, in data 31 maggio, ed il direttore Cristini, in data 1 giugno, hanno provveduto a depositare regolare denuncia alla Procura della Repubblica presentando la documentazione del sequestro delle apparecchiature presso la Stazione di Bergamo Principale dei carabinieri. Data la gravità dei fatti ritengo necessario convocare un Cda straordinario per il giorno mercoledì 12 giugno presso la Fiera alle ore 10.30. Raccomando la presenza di tutti».
Il presidente Rodeschini evita commenti diretti. Per la Fiera parla Tomaso Cortesi, avvocato penalista: «Promoberg, considerata la gravità del ritrovamento, ha tempestivamente provveduto a notiziare l’autorità giudiziaria e a depositare un esposto alla Procura della Repubblica, sottoscritto dal presidente Ivan Rodeschini. In ragione della rilevanza penale del ritrovamento, occorre tuttavia osservare il più rigoroso segreto istruttorio». La società non aggiunge altro. E restano coperti dal più assoluto riserbo alcuni dettagli: come sono state scoperte le microspie? I minuscoli occhi elettronici sarebbero stati notati inizialmente in un soffitto, ma anche in questo caso si tratta di indiscrezioni e non di circostanze certe rese note dall’Ente. In più, c’è quel dispositivo nell’auto del direttore Stefano Cristini, una vita in Fiera: direttore tecnico dal 2003 e poi direttore, dirigente decisivo per i buoni risultati di Promoberg. C’è stata un’attenzione specifica su di lui? Un’altra microcamera sarebbe stata trovata proprio nel suo ufficio e anche in un altro, ma non è noto se siano più di due i locali in cui erano state piazzate le cimici...